Rivista Savej #05

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La scienza è sempre stata un tratto caratteristico della cultura piemontese, scienziati come Galileo Ferraris, Alessandro Cruto e Ascanio Sobrero, solo per citarne alcuni, hanno dato il loro contributo allo sviluppo tecnico-industriale del Piemonte. Non mancano in quest’elenco uomini di scienza che hanno rivolto il loro sguardo versi mondi lontani, come Giovanni Virginio Schiaparelli, che con le sue mappe di Marte lanciò inconsapevolmente il mito della vita sul Pianeta Rosso.

Mondi lontani che hanno da sempre scatenato la fantasia degli uomini e prodotto fiumi di parole e carta stampata, la cosiddetta science-fiction. Ma i piemontesi, gente tradizionalmente posata e con i piedi per terra, hanno mai scritto di fantascienza? È un piemontese, Agostino della Sala Spada a fine Ottocento a inaugurare la fantascienza in Italia, immaginando nel suo Nel 2073! Sogni d’uno stravagante un nuovo Millennio fatto di elettrodomestici futuristici e treni dell’alta velocità. In tempi più recenti, al di là della più nota collana “Urania”, altre firme autorevoli e insospettabili si sono cimentate con nuove galassie e invenzioni dai risolti inquietanti, come Umberto Eco e Primo Levi.

Il Piemonte guarda al futuro da sempre e lo fa tuttora. Ne abbiamo parlato con don Luca Peyron a cui va il merito di aver lanciato l’idea di candidare Torino come sede dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale (I3A) .

E ancora:

  • Le epidemie del passato: la peste del 1525 nel Monferrato;
  • I fratelli Judica Cordiglia e il mistero dei cosmonauti scomparsi;
  • Filippo de Filippi, il primo a presentare il darwinismo in Italia.

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